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Scopri le Commedie

Divina Commedia ANGELICA

Divina Commedia ANGELICA - LA BIBLIOTECA DI DANTE

 

Il manoscritto Ms 1102 della Biblioteca Angelica, è un codice del XIV secolo contenente la Divina Commedia di Dante Alighieri e i commenti di Jacopo Alighieri e di Bosone da Gubbio dal titolo Capitolo Sulla Commedia, contiene anche un frammento del poema sulla storia di Alessandro Magno scritto da Gualterus de Castellione.

 

Rilevante per l’originalità dell’iconografia che rappresenta l’Inferno di Dante, il codice è un notevole esempio di miniatura bolognese del Trecento.

 

Ognuno dei cantici dell’Inferno è introdotto da una miniatura che ne mostra il contenuto. 

 

Trentaquattro miniature impreziosiscono il manoscritto che mostra le scene dell’Inferno in colori vivaci su fondo oro.

 

La prima scena è organizzata su due colonne, mentre il resto delle miniature occupano solo una colonna.

 

Il manoscritto non fu mai completato. Gli spazi vuoti sono stati lasciati per le miniature riguardanti i cantici del Paradiso e del Purgatorio.

Delicati motivi vegetali bianchi, tipici dei manoscritti italiani del tardo medioevo, ornano tutto il libro. Probabilmente un solo scriba è responsabile di aver scritto il testo in elegante littera textualis.

 

Il manoscritto 1102 della Biblioteca Angelica è stato poco studiato e lo stile e i significati delle sue miniature hanno bisogno di ulteriore attenzione.

 

Generalmente assegnato ad uno scriptorium di Bologna, l’identificazione del miniatore della Divina Commedia è ancora oggetto di dibattito. Mario Salmi attribuisce l’opera a Simone dei Crocefissi, che pone il codice nel primo quarto del XV secolo. Il laboratorio del Mezzaratta di Bologna è stato suggerito come luogo di produzione del manoscritto, ma più di recente, gli studiosi hanno proposto i nomi di Oderisi da Gubbio e Franco Bolognese per le miniature di questo prezioso manoscritto.

 

CARATTERISTICHE TECNICHE

 Legatura della Biblioteca del Cardinale Domenico Passionei

 Formato cm 23,7 x 34,7

 208 pagine

 Stampa fine art 

 Applicazione della foglia d’oro a mano

 Carta pergamena trattata a mano

 Legatura eseguita artigianalmente

 Pelle fiore a concia naturale

 Cucitura a mano

 Tiratura limitata a soli

 299 esemplari in numeri arabi

 50 esemplari in numeri romani

 49 esemplari in oro 23 kt

 10 esemplari fuori commercio

 

 

Divina Commedia Gradenigo

Divina Commedia Gradenigo - LA BIBLIOTECA DI DANTE

Dante Alighieri, La Divina Commedia, [1392-1393 o 1399-1400].

Rimini, Biblioteca Civica Gambalunga, Sc-Ms. 1162.

 

La Divina Commedia oggi conservata alla Biblioteca Gambalunghiana di Rimini, riveste un ruolo singolarissimo e per certi versi di rara eccellenza nella storia dell’illustrazione del poema dantesco in Italia nel Trecento, sia per l’illustre committenza, sia per la qualità squisita dell’illustrazione dovuta a maestri di alta classe e in particolare a Cristoforo Cortese, il più importante miniatore tardogotico veneziano. 

 

 Di grande formato, realizzato in morbida pergamena e scritto in elegante littera textualis, ancora racchiuso in una legatura antica se non originale, il codice contiene non solo il testo, qua e là lacunoso, della Divina Commedia, ma anche il commento, opportunamente rielaborato, di Iacopo della Lana.

 

 La concezione dell’opera e la sua esemplazione spetta al fine letterato e poeta veneziano, Iacopo Gradenigo detto il Belletto.

 

 Iacopo Gradenigo, discendente da una delle più antiche e illustri famiglie patrizie veneziane, fu assiduamente impegnato nella vita civile svolgendo vari incarichi ufficiali di prestigio.

 

 Da saggio amministratore del proprio denaro Gradenigo non mancò di registrare le spese sostenute per l’esecuzione dell’opera in una notula apposta su un foglio pergamenaceo oggi incollato all’interno del piatto posteriore della legatura in cui sono segnati i pagamenti fatti per le pergamene, per i segni paragrafali, per la sopracoperta  di cuoio  e per  le sue finiture d’argento eseguite da certo orefice Carlo, infine per la legatura fatta eseguire a ‘Cerbero bidello’. Quest’ultima menzione è molto importante perché ci riporta senza dubbio ad ambiente universitario e più precisamente allo Studio di Padova dove nel 1400 è segnalato appunto un bidello di nome Cerbero.

 

 I maestri chiamati ad operare nella Divina Commedia sono senz’altro due:

al Maestro delle iniziali di Bruxelles, miniatore bolognese identificabile con Giovanni di Fra Silvestro spettano la prima pagina (f. 2r) con cornice e stemma, una iniziale decorata (f.2v) e la prima vignetta (f.4r), mentre al secondo,Cristoforo Cortese, vanno riferite le successive ventitre miniature, che per la raffinata gentilezza e l’affabile emotività si rivelano squisitamente veneziane.

 

Il codice dantesco, nel 1422 doveva trovarsi in casa Sanudo, visto che ne fu eseguita una copia cartacea in tre volumi, di cui quello contenente il Paradiso è sottoscritto nel 1422 da Marin Sanudo, entrò nella Biblioteca di Carlo Malatesta per poi giungere alla Biblioteca Gambalunga nel 1793 con la prestigiosa biblioteca del Cardinale Giuseppe Garampi.

 

 CARATTERISTICHE TECNICHE

Formato cm 25,5x39,5

252 pagine

Miniature attribuite a Giacomo Gradenigo, ad un bolognese prossimo al Maestro delle iniziali di Bruxelles e al veneto Cristoforo Cortese

Stampa fine art

Applicazione della foglia d'oro a mano

Carta pergamena trattata a mano per il raggiungimento dello stato ottimale di invecchiamento

Legatura eseguita artigianalmente


Pelle fiore a concia naturale


Cucitura a mano


Incassatura su carta antica


Tiratura di 599 esemplari unici al mondo di cui 529 a numeri arabi, 50 in numeri romani, 20 HC fuori commercio

 

Paolucci presenta il Dante Gradenigo al Museo della Città di Rimini

Manoscritto Palatino 313

Manoscritto Palatino 313 - LA BIBLIOTECA DI DANTE

Dante Poggiali

 LA PIU' ANTICA COMMEDIA MINIATA CONOSCIUTA

 Riproduzione in facsimile del Manoscritto Palatino 313 conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Si colloca nel secondo quarto del sec. XIV, sia in base alla scrittura, sia in base alle illustrazioni che corredano il testo. 

 Considerata la più antica Commedia miniata conosciuta, contiene 37 preziose miniature attribuite alla bottega di Pacino di Buonaguida, per cui, secondo alcuni critici, s’imporrebbe fin dall’inizio una preminenza di gusto giottesco nell’illustrazione del poema; a suffragare tale ipotesi starebbe l’affermazione del Benvenuto, secondo il quale Dante avrebbe incontrato Giotto a Padova, quando l’artista era impegnato nella Cappella degli Scrovegni e aveva iniziato a dipingere il Giudizio universale, in cui la raffigurazione dei dannati e dell’Inferno trova largo spazio.

 Il codice Palatino 313, contiene grandissima parte del Commento di Jacopo, figlio di Dante, sebbene spesso le sue chiose siano corrotte e alterate. Quasi ogni chiosa è segnata della siglaJac (Jacopo).

 Entrambi i figli di Dante furono commentatori della Commedia: Pietro di tutto il poema, Jacopo non andò oltre la prima Cantica. Nel tempo in cui Jacopo dimorò a Firenze molti facevano capo a lui per richiedere spiegazioni sui passi più ardui della Commedia.

 “E’ curioso che il possessore di un antichissimo codice scrivesse in margine dove non si intendeva: Jacobe, facias declarationem”.

 Il codice è scritto in littera textualis, una grafia nata nella Francia del nord nella seconda metà del XII sec. come evoluzione della minuscola carolina.

 Da una nota di possesso il codice risulta appartenuto nel ‘500 al letterato e uomo politico fiorentino Piero Del Nero (morto nel 1598). Passò poi alla biblioteca della famiglia Guadagni e infine venne acquistato da Gaetano Poggiali che utilizzò per la sua edizione della Commediadel 1807.

 

 Caratteristiche tecniche

 Formato cm 22x31,5

 236 carte

Stampa fine art

Applicazione della foglia d'oro a mano

Carta pergamena trattata a mano per il raggiungimento dello stato ottimale di invecchiamento

Legatura eseguita artigianalmente

Pelle fiore a concia naturale

Cucitura a mano

Incassatura su carta antica

Commentario a cura di M. Veglia

Tiratura di 599 esemplari unici al mondo di cui 500 a numeri arabi, 99 in numeri romani

 

Alla "Dante Alighieri" di Roma, uno dei più antichi codici della Divina Commedia